Le 100 Route del Roverway 2016

 

Cari Scout Italiani, buone notizie!!

Dopo il secondo meeting dei Capi Contingente, sono state rese disponibili le informazioni dettagliate sulle route a cui sarà possibile partecipare!!

Per ora sono state rese note 42 delle 100 route, il resto sarà svelato a partire dal 10 Novembre 2015, perciò sintonizzatevi, e rimanete sulle nostre frequenze (citazione azzeccata, visto il Jota/Joti Jamboree appena concluso da WOSM).

Vi ricordiamo che saremo in tantissimi, che le iscrizioni sono aperte fino al 20 Novembre, e che non vediamo l’ora di partire con voi per quest’avventura UNICA!

CLICCA QUI per accedere alle informazioni sulle 100 route (verrai “dirottato” al sito ufficiale di Roverway 2016)

 

Sulla Via del Tè, verso il Futuro

9-10 maggio, Villa Buri, Verona

“Eccoci qua, finalmente capi, rover e scolte ci troviamo tutti assieme per la prima ed ultima volta in vista del Jamboree. E ormai mancano 74 giorni alla partenza!”

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Questo è stato il mio primo pensiero vedendo più di un centinaio di scout AGESCI e CNGEI (in più c’erano anche i capi dei reparti del contingente) all’alzabandiera inaugurale; insieme abbiamo poi cantato l’inno dimostrando voglia di mettersi in gioco e di essere ambasciatori nel mondo del nostro paese.

Così iniziava ufficialmente il campetto di preparazione in vista del Jamboree.

L’avevamo già in parte iniziato, i nostri capi clan ci avevano assegnato come compiti a casa di inviargli materiale riguardante la Via del Tè e i suoi punti fondamentali, che poi loro si sarebbero occupati di raccogliere nel nostro quaderno di strada.

La mia assoluta predilezione per questa bevanda ha fatto crescere in me un’impellente curiosità: di che cosa si tratta effettivamente? Chiamata Chadou o Sadou, la Via del Tè è una vera e propria filosofia di vita intrinseca alla cultura Nipponica ed è basata su quattro principi fondamentali: Wa (armonia con la realtà), Kei (rispetto), Sei (purezza interiore e della vita concreta) e Jaku (tranquillità e pace della mente, raggiungibile solo come seguito degli altri tre principi). La sua espressione compiuta e tangibile è ovviamente la cerimonia del tè: incarna la ricerca della bellezza, della precisione e dell’essenzialità tipica della cultura tradizionale giapponese; il risultato è un’esplosione di simbologia che espressa con una raffinatezza sconvolgente. Alcuni dei suoi valori, come l’essenzialità, sono presenti nelle nostre Carte di Clan e in generale nello scoutismo.

Un altro in particolare, ancor più fondamentale nella filosofia scout, è il servizio: esso dev’essere un aiuto concreto donato con gratuità e disponibilità. Durante il Jamboree, rover e scolte di tutto il mondo costituiranno insieme l’IST (International Service Team) ed estote parati! Ma di preciso, noi IST che andiamo a fare?? Da rover vivremo un’esperienza di servizio, daremo quindi una mano dove e quando servirà: saremo addetti alle pulizie, cuochi, stewards, assistenti nelle numerose e variegate cerimonie, addetti alla sicurezza, giornalisti; e svolgeremo mille altri compiti di cui magari non conosciamo ancora l’esistenza…

Ovviamente, in mezzo ad un contesto così ampio e variegato capiteranno inconvenienti purtroppo comuni; e noi IST dovremo esser pronti a risolverle: soccorrere un ragazzo in arresto cardiaco!?

NO!

Lo possono fare solo i medici abilitati in Giappone, noi IST dobbiamo chiamarlo e nell’attesa tenere lontane chiunque. Con la burocrazia non si scherza, soprattutto in Giappone! Affrontare episodi di violenza o bullismo? Possibile (anche se spero sia poco probabile). Proprio a riguardo dobbiamo seguire un corso online chiamato Safe from Harm. E, a maggior previdenza, in un’attività a gruppetti abbiamo ricreato alcune situazioni tipo facendo in modo che poi gli spettatori (gli altri IST) potessero risolverle, come poi si dovrà agire al campo…

In realtà con solo due giorni di campetto a disposizione avevamo poco tempo, perciò l’abbiamo sfruttato al massimo! Per iniziare abbiamo fatto conoscenza, del resto era la prima volta tutti assieme, ed è necessario essere affiatati all’interno di un Team come il nostro! Ognuno s’è fatto una propria carta d’identità con nome, disegno di riconoscimento e caratterISTica. Ne son venute fuori di tutti i colori: giornalISTa, turISTa, ISTrionico, fisioterapISTa, fritto mISTo, rugbISTa e moltissimi altri. Così, attraverso le nostre caratteristiche in comune o di quelle a noi meno congeniali abbiamo fatto conoscenza dei nostri compagni rover!

Non dimentichiamoci però che al Jamboree i gruppetti di lavoro saranno composti da ragazzi di diverse nazionalità. Proprio per questo durante le attività divisi per clan, il Leonardo ha fatto un’attività sui falsi amici in inglese e sulle difficoltà di comunicazione; e mi son reso conto di quanto sarà complicata e rischiosa. Tra l’altro le differenze tra le culture porteranno a numerosissimi fraintendimenti, incomprensioni e anche ad insulti o scortesie non volute.

A proposito di rischio, la prima sera s’è tenuta un’attività molto interessante sulle leggende e storie di paura giapponesi: Okiku doll la bambola assassina, kuschisake onna la donna dalla bocca spaccata e teke teke la donna che taglia a metà le persone! Terrificanti davvero, se poi penso agli horror che girano i Giapponesi…

Guardate, preferisco non pensarci davvero! Preferisco fantasticare sulla cerimonia del tè, riflettere sull’armonia che essa rappresenta, al rispetto e alla pace che genera. In Giappone saremo all’incirca 30mila, ognuno ambasciatore del proprio paese e del proprio scoutismo e conviveremo assieme per dieci giorni secondo il tema WA! In Giapponese assume numerosi significati quali: spirito di unità, armonia, cooperazione, amicizia e pace. Questi valori saranno portati avanti al campo con attività e riflessioni, ma, a parere mio, dovrebbero essere prese come spunto dai governi nazionali per un impegno più concreto!

A testimonianza di questo il 6 agosto (ricorrenza dell’atomica su Hiroshima) faremo un’attività, in contemporanea con tutti gli scout del mondo, per non dimenticare quanto l’uomo può distruggere, ma soprattutto per sottolineare cosa può creare di buono, di meraviglioso e di proficuo, per sé e per la natura che ci ospita. Quel giorno gli scout saranno un esempio di pace per tutta l’umanità, un microcosmo che cammina unito verso un futuro radioso e pieno di WA.

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Edoardo von Morgen

CLAN LEONARDO

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Incontro con il Reparto Fabrizio de Andrè (Centro Italia) CNGEI

10917289_421810561309694_1215712450688456964_nIl 4 di Gennaio, in un piccolo gruppo di undici ragazzi del Reparto Federico Fellini, accompagnati dai capi, ci siamo ritrovati a Fornovo per incontrare il Reparto Centro Italia del CNGEI, che parteciperà con noi al Jamboree. Al nostro arrivo eravamo un po’ timidi perché gli scout e le guide dell’altro reparto erano molti di più (circa 50) ed erano pieni di energia; ma dopo esserci presentati, siamo stati trascinati da questa loro caratteristica e quindi anche noi ci siamo uniti alla festa!
Subito dopo si è svolta un’attività riguardante la lingua e la cultura del Paese che ci ospiterà, gestita dalla Comunità Giapponese di Parma: grazie a loro abbiamo imparato le basi della lingua e le frasi più utili per esprimerci (eh sì, in Giappone non parlano l’Inglese) quando staremo per tre giorni in famiglia. Ci hanno anche insegnato a usare le bacchette per mangiare (e non come disse qualcuno, per acchiappare le mosche), alcuni origami e soprattutto il comportamento da tenere e i piccoli ma fondamentali, gesti tradizionali da compiere ogni volta che si entra o si esce dalla casa, quando si mangia, eccetera eccetera. La parte più divertente è stata quella in cui ci hanno spiegato come funziona il bagno (ipertecnologico e con mille bottoni) con la ripetuta avvertenza di chiedere ai padroni di casa quali sono i giusti comandi da attivare per non fare danni!
Come noi al nostro primo campetto, anche loro hanno incontrato il capo del loro contingente, Filippo, e lo abbiamo accolto tutti con gioia, ma con particolare vigore (sempre per via della loro grande energia) i ragazzi del CNGEI. Ha salutato i rappresentanti Giapponesi e noi del reparto Federico Fellini, con l’augurio di ritrovarci al Jamboree.
Come ultima cosa noi dell’AGESCI, divisi in tre gruppetti, abbiamo proposto loro delle attività inerenti al Giappone e allo scoutismo e mentre le svolgevamo, abbiamo avuto il tempo di conoscere la loro associazione e viceversa.
Questo incontro è stato molto utile perché siamo entrati in contatto con una realtà diversa dalla nostra con il loro modo molto vivace di essere scout, ma anche perché abbiamo potuto rincontrare i nostri compagni di reparto!
Reparto Federico Fellini
Emilia Romagna 1

Sognando il Giappone

Ciao a tutti,
finalmente il 31 ottobre 1 e 2 novembre il nostro viaggio è cominciato!
Noi ragazzi del Reparto Sud ci siamo incontrati a Capranica (Viterbo) per vivere un’esperienza bellissima che sicuramente non dimenticheremo.
Questo primo campetto di selezione è iniziato con l’imbarco sul treno che ci porterà al Jamboree, dove i nostri super capi Ale e Bounty ci hanno consegnato il biglietto internazionale Italia-Giappone.
Dopo ci siamo sistemati nelle camere, abbiamo fatto amicizia tra di noi, abbiamo conosciuto le altre cape , Ale e Chiara, gli IST e abbiamo cenato tutti insieme.
Poi ci siamo riuniti in un bel fuoco di bivacco, animato dalla nostra capacità di improvvisazione.
Lì abbiamo scoperto il nome di questo reparto: Eduardo De Filippo, grande drammaturgo napoletano.
Il mattino seguente ci siamo svegliati belli carichi e abbiamo iniziato delle attività che ci hanno aiutato a scoprire il Giappone.
Ci siamo immedesimati in disegnatori di manga e di fiori di ciliegio, abbiamo costruito delle bambole kokeshi e decorato tutti insieme la nostra valigia del piccolo viaggiatore.
Quindi abbiamo guardato i nostri video di presentazione.
Alla sera , tra cartelloni, canzoni, costumi e scenette, abbiamo conosciuto le varie regioni di provenienza e abbiamo gustato i deliziosi piatti tipici.
Successivamente abbiamo avuto un momento di riflessione.
Ad alcuni di noi era stato chiesto di portare una nostra foto significativa, ad altri un oggetto a cui erano particolarmente legati, qualcuno ha portato la bandiera del paese che vorrebbero visitare.
Abbiamo letto delle poesie su temi delicati come la shoa, l’emigrazione e i bambini africani malati.
In questa attività ognuno ha scelto un’immagine o un oggetto per ogni tipologia e spiegare perché ne era stato colpito.
Prima di andare a dormire abbiamo fatto volare delle lanterne ed espresso un desiderio, per me è stato un momento molto toccante.
Domenica mattina abbiamo provato a fare le magliette di reparto e composto la scritta JAMBOREE 2015 con dei fogli su cui dovevamo scrivere cosa ci aspettiamo dal Jamboree e cosa vogliamo portare di nostro.
Abbiamo scattato tantissime foto di gruppo, tra cui quella dove, con i nostri corpi, abbiamo formato il simbolo del jamboree.
È stata un’impresa riuscirci, ma cooperando e unendo le nostre idee è venuta benissimo 🙂
Abbiamo concluso con il quadrato di chiusura e, dopo esserci salutati, ognuno è tornato a casa.
È stata un’esperienza splendida. Ho conosciuto tantissime persone nuove ed ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa.
È stato bello mettersi in gioco e sentirsi parte di un gruppo composto da elementi tanto diversi tra loro, ma allo stesso tempo simili.
È difficile credere come persone che non si erano mai viste prima, in soli tre giorni, siano riuscite a formare un legame così forte, eppure… è stato così.
Per me già questo è stato un piccolo jamboree, figuriamoci cosa sarà quello vero…!!
Comunque vadano le selezioni, sono contentissima di aver partecipato e ringrazio i miei capi reparto per avermi dato l’opportunità di andare, i capi del reparto di formazione che ci hanno fatto passare dei bellissimi momenti e soprattutto ringrazio gli altri esploratori, i miei compagni di viaggio, perché solo loro potranno davvero capire le mie parole.
Buon cammino!

Letizia, Reparto Elfi Reggio Emilia 3

Il reparto Eduardo de Filippo ed il resto del Mondo

31/10/2014-2/11/2014 Un totale di tre giorni dove la maggior parte delle persone festeggiò, come ogni anno, Halloween, il giorno dei Morti, Ognissanti… Una piccola parte della popolazione mondiale, formata da quasi settanta persone, si riunì in questi giorni, ma non per festeggiare; non parlo di attività triste o maligne, anzi! Queste settanta persone passarono dei grandi momenti insieme, momenti indimenticabili, felici. Ma comunque lo scopo di questa riunione non era festaiolo: bensì di scoperta.
Si dà il caso che queste settanta persone fossero scout; più precisamente CNGEI; più precisamente il reparto Eduardo de Filippo ed il suo staff, che puntava lo sguardo ad est, verso il 23° scout Jamboree in Giappone: il resto del Mondo. Il resto degli scout.
È davvero complicato spiegare l’atmosfera del tutto: nonostante i 58 ragazzi lì presenti provenissero dall’Emilia-Romagna verso il sud dell’Italia c’era totale armonia tra loro. Totale! E tutto (vi giuro che è davvero complicato buttar giù queste idee a parole: ho riscritto il testo almeno una decina di volte) tutto filava liscio, come un ingranaggio oliato di fresco, come se tutto fosse stato già deciso e predisposto per essere perfetto. Armonia. E come spiegare la gioiosa complicità dei giovani? Come? Decine di scout che si incontrano la prima volta, ed il risultato è un’enorme rimpatriata di grandi amici che non si sono mai visti tra loro.
Stavamo dicendo che lo scopo della rimpatriata era la scoperta; perché oltre le chiacchierate e lo spropositato numero di battute tra gli scout, l’obbiettivo ultimo, definitivo era il Jamboree (come ho già detto prima. Spero di non ripetermi più). Questi giovani erano ignoranti in materia! Le poche testimonianze racimolate in rete non supplivano certamente all’esperienza reale del raduno mondiale sopracitato. Dato che non si potevano chiamare a raccolta 30’000 scout, i capi chiamati in carica cercarono di simulare al meglio almeno il luogo dove si sarebbe tenuto il Jamboree: e lezioni sul Giappone furono! Creazione di manga, dipinti di alberi di pesco, domande sulla geografia e politica, origami. Scoprivano il paese del Sol levante.
Per ricordare ai viaggiatori che il campetto non era una verifica scolastica ma la preparazione ad un viaggio (appunto), quale oggetto iconico di quest’attività più adatto della valigia? Una valigia riempita dei pensieri di questi intrepidi viaggiatori, le loro immagini e scritte. Il contenitore del primo campetto del Jamboree, tenutosi a Capranica tra ottobre e novembre, con 58 ragazzi, 4 capi e vari membri dello staff, le paure, la leggerezza, l’ansia, il movimento, i colori, il sole ed il gelo e la notte, lo scoutismo.
Alla fine dei tre giorni i ragazzi tornarono ognuno a casa propria.
Tre giornate intensissime! Tutto ciò che quei giovani avevano passato! Sarebbe stato mai possibile eguagliare il tutto?
Sì. Perché i membri del contingente italiano CNGEI al 23° Jamboree internazionale dello scoutismo si sarebbero incontrati di nuovo a Bari, ancora una volta. Avrebbero passato altri giorni insieme, creando una grande energia. Come un motore umano.
Preparati ancora di più ad incontrare il resto del Mondo.
Mario Gherlanz

Iniziano le danze per il Reparto Centro!

Il 31 ottobre e 1-2 novembre si è svolto il Primo Campetto di Formazione per il Reparto Centro del CNGEI. 61 esploratrici ed esploratori da tutto il Centro della penisola si sono riuniti a Bobbio (PC) per scoprirsi e conoscersi tra loro, per scoprire e conoscere lo staff che li porterà in Giappone, per scoprire e conoscere qualcosa sul mondo Jamboree e sulla cultura giapponese.
3 giorni di giochi, di avventura e di laboratori, tra cui uno sulla comunicazione dal motto “Se non lo racconti non lo vivi!”. I ragazzi/e, divisi in 6 gruppi, si sono confrontati su cosa vuol dire comunicare, su come si comunica e su come comunichiamo anche involontariamente (con, ad esempio, il linguaggio del corpo). In una realtà lontana dalla nostra come quella giapponese, la comunicazione sarà una sfida incredibile per i/le nostri/e partecipanti al Jamboree: persone da tutto il mondo che per 20 giorni vivranno gomito a gomito e dovranno trovare il loro modo di comunicare. E anche questo è la “marmellata di popoli” chiamata Jamboree!
Da questo laboratorio sono nati i sei articoli che seguono. Un unico spazio-tempo, ma sei punti di vista differenti, sei sfaccettature della stessa esperienza, sei modi di sentire e vivere il cammino che porterà al Giappone. Buona lettura!


 
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Ognuno di noi è diverso.
Ognuno di noi porta con sé qualcosa di diverso.
Ognuno di noi, quel giorno è salito su quel pullman, ed è iniziata la nostra avventura.
Non pensavamo avremmo legato tanto, in soli cinque minuti.
Eppure le preoccupazioni erano sparite, ed eravamo tutti insieme a cantare come amici, come esploratori, come fratelli.
In questi tre giorni abbiamo imparato tanto. Abbiamo imparato ad esprimerci, a vivere al meglio questa avventura. Ci siamo aiutati, collaborando tutti uniti. Ma non per ottenere qualcosa, o per competizione: perché ci credevamo. E abbiamo riso, giocato e siamo cresciuti.
Sembra strano, in soli tre giorni, ma è così. Ognuno di noi si è arricchito, chi di questo, chi di quello. Ma siamo tutti tornati a casa con lo zaino un po’ più vuoto e il cuore un po’ più pieno.
E, chissà, probabilmente ci rivedremo. O forse no, ma ci rimarrà il ricordo di questi giorni insieme. Dove eravamo tutti noi stessi e tutti eravamo uguali. Dove abbiamo ballato, scherzato e cantato, un coro sfasato e un’unica chitarra, ma che forse è stato il coro più bello della nostra vita.
Siamo riusciti ad organizzare attività insieme. Non eravamo gli esploratori e lo staff, eravamo un unico grande reparto in cui ognuno poteva esprimersi, dove ognuno veniva ascoltato.
L’ultima sera ci è stato chiesto di esprimere i nostri sentimenti attraverso il titolo di una canzone e anche se sembra facile è stata un’impresa ardua. Perché ognuno di noi faceva fatica ad esprimere quelle tante e belle emozioni che provava in quel momento, solo attraverso qualche parola. Ma alla fine bastava un abbraccio, o uno sguardo. O semplicemente guardare fuori, e pensare ‘lo sto vivendo davvero.’ E le parole arrivavano da sole.
Non possiamo dire come è stato in generale. Perché ognuno di noi ha vissuto questo viaggio da un punto di vista differente.
Ció che possiamo dire è che lo rifaremmo una, dieci, cento volte. O che ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile questa avventura nella quale abbiamo trovato delle persone straordinarie, degli amici, e soprattutto noi stessi.

Penelope, Urdea, Niccoló, Samuele, Francesca, Alessia, Laura, Paolo, Marialuisa, Andrea, Anna


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Diamo il via alla nostra avventura

59 ragazzi provenienti da luoghi diversi, reparti differenti ed esperienze dissimili partono con il loro zaino ben chiuso, i biglietti del treno stretti in mano, il foulard ben in vista sul petto con i colori che sentono nel cuore, che gli ricordano chi li ha spinti a intraprendere questo viaggio e gli occhi un po’ spaesati che brillano. Credono di essere pronti eppure continuano a ripetersi: “andrà tutto bene…” come se dovessero convincersene, con una leggera tensione ma grandi sorrisi si preparano a intraprendere quest’avventura sapendo che comunque vada torneranno a casa più ricchi di prima…
Quella mattina del 31 ottobre ero più che carico sapendo di partire per questo campetto, infatti non dormii molto. La mattina mi alzai presto per finire di preparare tutto e dopo pranzo andai in stazione per prendere il treno, passammo un buon viaggio in compagnia di altri passeggeri che soffermano il loro sguardo, ogni volta, per qualche secondo in più per l’uniforme che porto molto fiero. Scesi a Piacenza in perfetto orario, lì prendemmo il pullman fino alla casa di Bobbio, giunti lì, tra canzoni e le prime chiacchiere, lo staff iniziò ad assegnarci i primi incarichi con lo scopo di effettuare alcune piccolezze logistiche e piccole attività per iniziare a conoscerci. Dopo esserci sistemati, abbiamo proseguito con una cena di piatti tipici di ogni dove, così da scoprire le tradizioni di ogni componente del reparto. Poco dopo davanti ad un accogliente fuoco stringemmo il patto del campo, nel quale ognuno affermava cosa desiderava ricevere e cosa portava a questo campetto.
La mattina seguente dopo un’abbondante colazione è stato aperto ufficialmente il campo con l’alzabandiera, la giornata è proseguita in mattinata con un gioco di movimento e collaborazione per imparare a fraternizzare tra di noi e sentirci fin da subito una squadra con attività di pionerismo che ci hanno messo subito alla prova. In seguito al pranzo e ad un momento di tempo libero (nel quale era bello vederci accoccolati con chitarra in mano e voce da tirare fuori o a giocare nel piazzale) nel pomeriggio è iniziato un susseguirsi di attività interessanti e coinvolgenti: abbiamo costruito oggetti come acchiappa-sogni, ferma foulard e piccoli marsupi, abbiamo riflettuto sull’argomento della comunicazione e ci siamo immersi in attività di speaking e animation. Perché la giornata non finisse in fretta, e si concludesse nel migliore dei modi con l’attività serale, ci sono stati presentati sei video musicali che avremmo dovuto interpretare nella fantastica gara di ballo che avrebbe animato la nostra ultima serata. Al susseguirsi della buona notte ognuno di noi doveva comunicare come stava vivendo il campo, attraverso un bigliettino sul quale veniva riportato il nome di una canzone… in quel momento l’avrei chiamata “la mia canzone”. L’ultimo giorno abbiamo svolto attività di riepilogo e verifica di tutta fretta dopo pulizie e il ritiro dei pranzi al sacco.
Ci siamo preparati per partire e dopo un’oretta di pullman eccoci lì davanti alla stazione. Era arrivato il momento, tra abbracci e saluti, uno ad uno siamo saliti ognuno sul proprio treno e siamo tornati casa. Continuavo a girarmi e guardare indietro il mio sguardo mi teneva ancora per un po’ vicino ad ognuno dei miei compagni d’avventura.
Siamo tornati a casa portandoci dietro bellissimi ricordi , tutto era passato così in fretta ma nonostante questo portavamo con noi nuovi amici, le tantissime emozioni che ci hanno accompagnato in questo viaggio e quelle tantissime che si sono scoperte solo al ritorno a casa: sentire la mancanza di persone delle quali sapevi da poco solo il nome eppure sono rimaste nel cuore. E ora siamo tutti nelle nostre case, con le nostre famiglie e continuiamo la solita vita di sempre con la solita routine, mentre tra un treno e l’altro, un’ interrogazione e un compito riflettiamo sul fatto che questo campetto ci ha, anche se in piccolo, cambiato la vita: ci ha fatto capire come in neanche tre giorni ragazzi completamente sconosciuti, accomunati solo da una camicia verde, si siano conosciuti così a fondo e abbiano capito di avere una nuova piccola famiglia in tutta Italia.
Dopo questa esperienza la mia idea della vita scout è completamente cambiata: ho capito che comunque la vita di comunità, di riflessioni continue e di giochi, ha il potere di far conoscere a fondo persone mai viste prima, ciò fa in modo che le idee delle persone siano influenzate dai pensieri altrui cosicché ognuno possa sempre migliorarsi. Dopo tutto ciò ognuno di noi è cambiato ma è inevitabile dopotutto siamo scout…

Iris, Francesco, Elenamartina, Riccardo, Margherita, Giulia, Leone, Alessandro, Luna


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Venerdi 31 ottobre 2014, 59 ragazzi cominciano il loro cammino verso il Jamboree intasando la stazione di Piacenza.
Appena arrivati si comincia subito a fare conoscenza e dopo un’oretta di pullman arriviamo a Bobbio, dove avremo passato i successivi giorni.
Dopo le presentazioni dei capi e qualche bans, arriva il momento di fare legna per il fuoco che avremmo acceso alla sera, così ci avventuriamo tutti alla ricerca della legna.
Dopo aver raccolto abbastanza legna per almeno 25-30 campi estivi ci prepariamo per la cena. È stata una cena molto bella e particolare perché ognuno doveva portare un piatto tipico della propria città e una piccola presentazione. Quindi, terminata questa spettacolare cena, rimaneva solo una cosa da fare per iniziare ufficialmente il campetto: il primo fuoco! A questo fuoco è venuto a trovarci Willy Fogg, un viaggiatore che ci ha chiesto aiuto per riempire il suo zaino di valori molto importanti.
Il giorno seguente,dopo essere stati divisi in squadre, ci siamo imbattuti in una sfida ad alce rosso, con l’obbiettivo di recuperare più informazioni possibili per trovare un tesoro. Una volta decifrati gli indizi in codice morse, ci siamo messi alla ricerca del tesoro, che dopo una lunga attesa è stato trovato dagli Asini!
È arrivata l’ora di pranzo e dopo aver ripulito il refettorio e cantato qualche canzone abbiamo ripreso le attività. Le attività si dividevano in 6 laboratori: comunication, more than one story, dream catcher, hit bag, foulard stopper e animation. Abbiamo passato un pomeriggio molto bello in cui abbiamo creato ferma foulard, portacoltellini, acchiappa sogni e dando sfogo alla nostra creatività creando scenette e raccontandoci vicende in inglese.
Terminati i laboratori, ad ogni squadra è stata assegnata una canzone per la quale avrebbe dovuto creare una coreografia, per partecipare alla acclamatissima gara di ballo che ci sarebbe stata alla sera.Una gara di ballo epica, in cui tutti hanno saputo mettersi in gioco regalando sorrisi e allegria a tutto il reparto.Prima di darci la buona notte però, ci siamo ricomposti e abbiamo preso parte ad un’attività abbastanza spirituale: ognuno doveva scrivere il titolo di una canzone che rappresentasse il campetto secondo il suo pensiero…
La mattina ci siamo dedicati alla verifica di noi stess, del campetto, dei nostri comportamenti e di quello che ci eravamo proposti di fare il primo giorno.
Ormai non restava più molto tempo, quindi dopo aver fatto l’ammaina bandiera, aver ricevuto il nostro piccolo grande zaino e aver fatto giusto 500 foto… ci siamo avviati al pullman per tornare alla stazione e fare ritorno alle nostre città.
È stato un campo che è passato in un batter d’occhio ma si è creato subito un clima tranquillo e amichevole, che ci ha fatto passare tre bei giorni colmi di allegria e amicizia.
Con la speranza di rivederci presto, vi salutiamoo e vi ringrazio per questo bellissimo campetto che ci avete fatto vivere!

Martina, Cecilia, Giovanni, Marianna, Chiara, Gianni, Luna, Paola, Chiara, Riccardo


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I tre giorni di campetto, svoltosi dal 31 ottobre al 2 novembre, sono stati per tutti un grande e magnifico gioco! Arrivati tutti alla stazione di Piacenza, da diverse città lontane tra loro, abbiamo preso il pullman per arrivare insieme a Bobbio Piacentino come un unico grande reparto del “centro”.
In tutto ciò che abbiamo fatto, abbiamo trovato modo di conoscerci, di stringere amicizie che non si scioglieranno facilmente e di poterci sentire parte di una grande famiglia.
La prima giornata, piena di sorprese, si conclude intorno al fuoco, come un bivacco in piena regola. Al centro viene posizionato un grosso cartellone con su disegnato un enorme zaino.
Quello zaino, che con il passare del tempo è diventato più pesante, riempito con ciò che ci siamo portati, ciò che ci vorremmo portar via: energia, voglia di mettersi in gioco, collaborazione e la tipicità di ciascuno. L’ultimo giorno invece abbiamo ricevuto un piccolo sacchetto di juta, che rappresenta il nostro zaino personale.
Un grande zaino comune diventa uno piccolo per ciascuno che tornando a casa si porta dietro.
Dopo questi giorni possiamo dire che: anche se abitiamo a 300 km di distanza e le nostre promesse hanno un colore differente, tutti noi siamo partiti con la stessa voglia di mettersi in gioco e come dice BP: “lo scautismo è un allegro gioco all’aperto dove uomini e ragazzi, possono vivere insieme l’avventura come fratelli crescendo in salute, in felicità, in abilità manuale e in disponibilità a servire il prossimo”.
Con 59 giovani sorrisi, quattro capi: Lollo, Alberto, Andrea e Stefy e con l’aiuto dei vari IST, il campetto si è svolto nella piena serenità. Purtroppo in Giappone andranno solo 36 ragazzi, anche se rappresenteranno tutti noi, come noi abbiamo fatto per i nostri reparti.
Non sappiamo se sia stata un’avventura isolata o la prima avventura di una grande viaggio, ma sappiamo per certo che se non ci rincontreremo, questi nuovi amici e fratelli rimarranno sempre nei nostri cuori, come porterò per sempre il ricordo di questo campetto che, per ora, posso definire una delle esperienze scout più bella della mia vita. Abbiamo imparato a collaborare tra di noi capendo che ognuno è responsabile del proprio pezzetto di lavoro e se “stringi la mano del tuo vicino scoprirai che è meno duro il cammino”.
La vita dei miei fratelli è come la mia: piena di esperienze, tappe di un viaggio lungo o corto, che dipende solo dalla voglia e dall’entusiasmo che una persona ci mette. In poche parole scoutismo.

“Buon viaggio hermano querido
e buon cammino ovunque tu vada
forse un giorno potremo incontrarci
di nuovo lungo la strada.”

Buon sentiero.

Filippo, Pietro, Selene, Alessandro, Daniele, Matteo, Ruben, Veronica, Francesco, Matteo, Cecilia, Francesco


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Caro diario,
non puoi nemmeno immaginare quanto sia stata emozionante l’esperienza del primo campetto pre-Jamboree! L’atmosfera che si respirava era di puro stile scout ed è stato bellissimo conoscere altri esplo che hanno iniziato questa avventura con noi, con lo stesso obiettivo e sebbene le diversità di carattere, di provenienza e chi più ne ha più ne metta, è bello sapere che si è accomunati da una meta così importante!
Le attività che ci sono state proposte ci hanno aiutato a tirare fuori il meglio di noi nelle varie “discipline” scout, basate sul divertimento, sulla riflessione, sulla manualità, sulla capacità di relazionarsi… ad esempio, quella che abbiamo preferito è stata quella dei vari laboratori dove ci siamo cimentati nel parlare english, costruire ferma foulard, acchiappasogni, porta-coltellini, abbiamo esternato le nostre doti da attori e discusso sull’importanza del saper comunicare un’esperienza. Tutto questo accompagnati dal nostro amico viaggiatore Willie Fogg che ha riempito il suo zaino, durante i 3 giorni, con energia, collaborazione, tipicità e altre caratteristiche che rendono davvero stiloso uno scout. Un altro momento, oserei dire, indimenticabile è stato quello della gara di ballo con la quale tra coreografie, costumi e soprattutto risate abbiamo trascorso l’ultima serata.
In conclusione, è stata una bellissima esperienza formativa e divertente allo stesso tempo, grazie alla quale abbiamo conosciuto tantissimi nuovi amici che rimarranno indipendentemente se condivideremo o meno il viaggio in Giappone insieme! 🙂

” Abituati a vedere le cose anche dal punto di vista dell’altro…”
B.-P.

Viola, Anna, Federica, Rebecca, Olmo, Nicola, Lorenzo, Roberto, Francesco


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E poi arriva quel momento in cui ti rendi conto che il viaggio è davvero finito. Magari sei a letto senza i tuoi compagni di stanza. O ti lavi i denti e non c’è nessuno a chiederti :”Mi presti il dentifricio?”. Magari è mattino e invece di indossare gli scarponi metti le tue scarpe da ginnastica o magari stai mettendo a posto e tiri fuori cose che all’andata non avevi. E allora chiudi gli occhi e ti metti a frugare nello zaino che ti porti a dietro da questo viaggio, da questo campetto. Uno zaino che pesa tanto e per questo è cosi bello da portare.
Così ti immergi tra i calzini sporchi e lo spazzolino. Torni al primo giorno e trovi la sorpresa. Perchè sei lì, a quella stazione, con mille mani da stringere, mille sguardi da incrociare, mille sorrisi, mille ciao. Nessuno sta zitto e tu hai così voglia di conoscerli, così come loro hanno così voglia di conoscere te. Poi ecco, lì, vicino alla tua boraccia, trovi le canzoni, trovi i giochi, trovi i bans. Gente che ha voglia, insieme a te, di correre semplicemente per trovare un tesoro, con quegli indizi in codice morse che nessuno riusciva a capire. Gente che se canti una canzone ti segue a ruota, afferrando al volo una chitarra. Gente che tra una cosa e un’altra ha voglia di insegnarti il suo ban preferito, di giocare a carte o solo di correre dietro ad una palla. Gente che se sta con le mani in mano ha voglia di affondarle subito in qualcosa, magari proprio in altre mani, per formare un cerchio e fare qualcosa di nuovo.
Pensi all’ultima sera, a quando avete ballato per la meravigliosa gara di ballo, e ridi anche ora, da solo, pensando a come tutti foste dei disastri, ma come a tutti sia piaciuto così tanto. Poi di fianco alla gavetta senti il sapore di questo viaggio. Pensi alla prima sera, a come hai assaggiato quei nuovi sapori, mai sentiti, dando prima un morso al Piemonte e poi alla Toscana, condendo tutto con un po’ di Liguria e di Emilia Romagna e terminando con Lombardia e Trentino. E poi le altre sere, sedersi di fianco ai volti che ormai conosci, sentendosi davvero a casa, e mangiare stanco, mentre mangi anche le parole dei tuoi compagni di viaggio, sempre più affamato di conoscerli. Poi in quella tasca c’è il sudore, la fatica. C’è la prima sera, al buio a fare legna, tra torce prestate e urla da una parte all’altra, tra cadute disastrose e mani per rialzarsi. C’è tutta l’energia della prima mattina e del percorso hebert, delle caviglie legate per rendere tutto un po’ più duro e dei cinque schiacciati per darsi il cambio nelle staffette. C’é pulire le gavette, tutti insieme al freddo, fuori e spazzare il refettorio, che alla fine se si è in tanti ti sembra ci voglia anche troppo poco.
E poi eccole, di fianco alla tua sciarpa e alla tua voce roca ci sono le parole. Quelle di aspettativa e di voglia di fare, scritte nel contratto del campetto la prima sera. Quelle sussurrate di notte prima di crollare e i buongiorno urlati la mattina. I nomi, sbagliati tante volte prima di impararli davvero. Quelle dell’attività in inglese e poi, dopo averla terminata, eccone altre, perché ti trovi a parlare questa lingua un po’ sconosciuta senza rendertene conto. E poi di parole ci sono queste, con cui speriamo di avervi portato un po’ con noi durante questo viaggio che abbiamo ripercorso. Forse ora nel vostro zaino avrete un po’ più di colori, di profumi, di musica, di sguardi e di parole del campetto. Avrete un po’ più di noi.

Francesca, Matteo, Alberto, Asher, Francesco, Andrea, Elia, Adele, Sofia, Josafath

Energia direzione Giappone!

Energia! Questa la sintesi del campetto del Reparto CNGEI “Sud Italia – Eduardo de Filippo” che ha visto 58 esploratori incontrarsi venerdì 31 ottobre e vivere per tre giorni in un susseguirsi di emozioni, avventure e nuove scoperte.

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L’atmosfera di Capranica, luogo del campetto in provincia di Viterbo, è stata travolgente ed ha visto i ragazzi da un lato impegnarsi per la riuscita personale e dall’altro per l’intero gruppo. Nessun problema di conoscenza come se tutti fossero amici da diverso tempo, grande spirito di squadra, ma soprattutto un’allegria contagiosa che ha permesso a ciascuno di vivere con grande consapevolezza questi tre giorni.

Ma l’energia non si è vista solo negli sguardi degli esploratori e dei capi presenti al campo. La si respirava anche in tutto ciò che veniva fatto ed in tutto ciò che veniva pensato: ogni attività si è coperta di una magia diversa e l’energia trasmessa era rivolta al Giappone ed al tragitto appena iniziato.

Pensieri messi su carta nel costruire la valigia da viaggio, mani che si muovevano minuziosamente per dar vita ad origami e bambole kokeshi, storie inventate per creare nuovi manga in stile “WSJ15”.

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Così il reparto sud si è immerso nel paese del Sol Levante e l’energia era talmente tanta da permettere a lanterne cariche di sogni ed aspettative di volare in alto, sui quei cieli laziali che hanno visto giovani sognanti esploratori dare del loro meglio.

Beatrice, esploratrice di Arezzo, ha raccontato come dal Jamboree si aspetti “la possibilità di conoscere molte persone di culture diverse” mentre Ginevra del Firenze 3 se da un lato “non vede l’ora di buttarsi a capofitto in questa esperienza” dall’altro “ha paura di essere scartata al termine di queste giornate e quindi di non poter continuare a sperare di partecipare al Jamboree”. “E’ evidente – continua Ginevra – che io comunque sono venuta qui per divertirmi e sperare di farcela, quindi tendo a pensare solamente a cose belle”.

Gianmarco, Domenico e Lello sono arrivati dalla Campania e nello specifico da S. Sebastiano al Vesuvio, sanno che non tutti ce la faranno ad andare in Giappone e se questo rappresenta un piccolo timore sono allo stesso modo convinti che “comunque vada, questi giorni saranno importanti perché consentiranno di conoscere nuove persone e magari di costruire delle amicizie che potranno essere portate avanti”.

Secondo Lello l’aspetto più bello è stato “arrivare alla stazione di Capranica e scambiarci sguardi timidi che si sono rivelati subito espressioni di profonda complicità”.

Non sono mancati momenti di riflessione sull’enorme fortuna di poter intraprendere un viaggio come il Jamboree, un viaggio diverso da tutti gli altri: puro confronto con il mondo, aria d’internazionalità respirata ad ogni passo, piacere nel condividere e voglia di stringere mani di colore diverso per giocare tutti insieme al grande gioco che è lo scautismo.

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Ora alcuni esploratori dovranno interrompere questo cammino, ma non mancherà in loro la consapevolezza di aver vissuto tre giorni importanti e di essere stati essi stessi partecipi nella costruzione della strada che porta dritta al Giappone.